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Lep,D minore di 80 dB(A) |
· è necessario tenere a disposizione dell’organo di vigilanza la relazione tecnica che certifica che l’esposizione resta inferiore ai limiti fissati dal decreto |
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Lep,D tra 80 dB(A) e 85 dB(A) |
· informazione ai lavoratori (in merito ai rischi derivanti dall'esposizione al rumore, alla funzione dei mezzi di protezione, al significato del controllo sanitario, ai risultati delle misure) · visita medica periodica per i lavoratori che ne fanno richiesta, se il medico competente ne confermi l'opportunità |
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Lep,D tra 85 dB(A) e 90 dB(A) |
· informazione ai lavoratori (in merito ai rischi derivanti dall'esposizione al rumore, alla funzione dei mezzi di protezione, al significato del controllo sanitario, ai risultati delle misure) · addestramento all'uso di dispositivi individuali di protezione (DPI) e delle apparecchiature rumorose · dotazione di mezzi individuali di protezione · controllo sanitario (visite preventive e periodiche) |
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Lep,D superiore a 90 dB(A) oppure Linpeak superiore a 140 dB |
· comunicare entro 30 giorni ai lavoratori ed all'organo di vigilanza (USL) i nominativi degli addetti esposti a Lep,D > 90 dB(A) e le misure tecniche/organizzative che si intendono applicare al fine di ridurre i rischi · informazione ai lavoratori (in merito ai rischi derivanti dall'esposizione al rumore, alla funzione dei mezzi di protezione, al significato del controllo sanitario, ai risultati delle misure) · addestramento all'uso di dispositivi individuali di protezione (DPI) e delle apparecchiature rumorose · dotazione ed obbligo d’uso di tali DPI · controllo sanitario (visite preventive e periodiche) · segnaletica, perimetrazione e delimitazione dei luoghi che possono comportare un Lep,D > 90 dB(A) |
Considerando che la maggior parte della popolazione urbana trascorre il 75-80% del tempo all'interno di edifici chiusi, è facilmente intuibile quale importanza rivesta la qualità del microclima per il benessere dell'uomo.
L'organismo umano deve mantenere sempre una costanza termica; variazioni della temperatura oltre i normali limiti determinano sofferenze delle principali funzioni fisiologiche con ripercussioni più o meno gravi sulle capacità lavorative e, in condizioni estreme, a manifestazioni patologiche.
Il corpo umano deve inoltre difendersi dal calore assunto dall'ambiente, o dal calore emanato per radiazione da oggetti con temperatura superiore alla propria (masse più calde, sole, suolo riscaldato, ecc.). E' chiaro quindi che la temperatura dell'aria e la presenza di masse radianti rivestono grande importanza nella valutazione del microclima.
Microclima in ambienti moderati
Gli ambienti moderati sono caratterizzati innanzitutto dal fatto che impongono un moderato grado di intervento alla termoregolazione corporea e che vi risulta facilmente realizzata la condizione di omeotermia (equilibrio termico tra corpo e ambiente) del soggetto.
Microclima in ambienti caldi
Gli ambienti caldi sono caratterizzati da un notevole intervento del sistema di termoregolazione umano al fine di diminuire l’accumulo di calore nel corpo.
Le caratteristiche degli ambienti caldi sono (negli ambienti di lavoro):
• valori elevati di temperatura in relazione alle caratteristiche dell’attività svolta e del vestiario indossato dagli operatori • possibili alti valori di umidità relativa dell’aria e richiedenti un considerevole scambio termico per sudorazione al fine di conservare l’omeotermia • variabilità della temperatura e dell’umidità da postazione a postazione di lavoro • disuniformità del livello di impegno fisico richiesto e del vestiario indossato dagli operatori.
Indici
Per una valutazione dei parametri microclimatici, la sensazione soggettiva di benessere non dipende da uno solo dei relativi fattori ambientali (temperatura, umidità, velocità dell’aria ecc.), bensì dalla loro combinazione. Per esprimere questo concetto, sono stati quindi studiati vari indici microclimatici.
Come si evidenza nella tabella successiva, il PMV e il PPD sono strettamente correlati e si osserva che anche a valori di PMV = 0, ovvero in condizioni microclimatiche teoricamente ottimali, esiste una percentuale del 5% di insoddisfatti.
Un ambiente viene comunque definito accettabile per valori di PMV ± 0,5 e PPD minore del 10%.
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Obblighi
Non esistono al momento attuale delle norme precise che prevedano dei limiti fissi, salvo che per alcune lavorazioni particolari; viene sempre prospettata la necessità generica di assicurare ai lavoratori un certo benessere termico anche in funzione del lavoro svolto.
In molti articoli di varie leggi e decreti vengono comunque date delle indicazioni circa le caratteristiche del microclima negli ambienti di lavoro.
| art. 2087 cod. civ. | Obbligo per il datore di lavoro di "adottare le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l'esperienza e la tecnica sono necessarie a tutelare l'integrità fisica e la personalità morale dei lavoratori" |
| art.10 Legge 864/70 | Nei locali utilizzati dai lavoratori deve essere mantenuta la temperatura più confortevole e più stabile possibile in relazione alle circostanze |
| Allegato I, punto 7.1 direttiva CEE 89/654 | La temperatura dei locali di lavoro dev’essere adeguata all'organismo umano durante il tempo di lavoro, tenuto conto dei metodi di lavoro applicati e degli sforzi fisici imposti ai lavoratori |
| Allegato, punto 16.6.1 direttiva CEE 92/104 | Nei luoghi di lavoro chiusi occorre provvedere affinché, in relazione ai metodi di lavoro in uso ed all'entità delle sollecitazioni fisiche a carico dei lavoratori, questi ultimi dispongano di sufficiente aria fresca |
| art. 7 comma 1 DPR 303/56 modificato dal D.Lgs. 626/94 | A meno che non sia richiesto diversamente dalle necessità della lavorazione, è vietato adibire a lavori continuativi i locali chiusi che non abbiano le seguenti caratteristiche:
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| art. 9 DPR 303/56 modificato dal D.Lgs. 626/94 | Nei luoghi di lavoro chiusi i lavoratori devono disporre di aria salubre in quantità sufficiente e l’eventuale impianto di aerazione deve essere sempre mantenuto efficiente e si devono evitare correnti d'aria fastidiose (in analogia con quanto previsto dall’art. 6 direttiva 89/654/CEE) |
| art.11 DPR 303/56 modificato dal D.Lgs. 626/94 | Quando non è conveniente modificare la temperatura di tutto l'ambiente, si deve provvedere alla difesa dei lavoratori contro le temperature troppo alte o troppo basse mediante misure tecniche localizzate o mezzi di protezione individuali |
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